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Didelphodon
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mwbamwbqDidelphodon (il cui nome significa "dente da mwbgDidelphis", un riferimento all'attuale opossum mwbwmwcaDidelphis virginiana) è un mwcqgenere mwcgestinto di mwcwmammifero mwdamarsupiale, facente parte della famiglia degli Stagodontidae, vissuto nel mwdgTardo Cretaceocite-ref-fn2006-1-0[1], circa 70 milioni di anni fa, in quelli che oggi sono gli stati del mwewNord America, di mwfaMontana, mwfqWyoming, mwfgAlberta e mwfwCanada.cite-ref-rmdrc-2-0[2]
Contents
• Note
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Descrizione
Benché poco più grande di un odierno mwjqopossum, il mwjgDidelphodon era uno dei più grossi mammiferi mesozoici. Le caratteristiche del mwjwcranio, come le mascelle corte e massicce e la forte dentatura, indicano che questo animale era predatore. In particolare, i mwkadenti erano altamente specializzati: i mwkqmolari avevano cuspidi simili ai mwkgcarnassiali degli attuali mwkwcarnivori, mentre i premolari erano enormi e bulbosi, probabilmente adatti a spezzare.cite-ref-kjccl-3-0[3]
In tempi recenti è stato rinvenuto un secondo esemplare , ritrovato a soli 40 metri (130 piedi) di distanza da uno scheletro di un mwmqmwmgTriceratops in un fiume, ha infine svelato la vera anatomia dell'animale. Infatti prima di questo ritrovamento l'unico campione di mwmwDidelphodon era un cranio parziale, il che aveva spinto i paleontologi a pensare che si trattasse di un animale simile ad un mwnatasso. Questa nuova scoperta dimostra che il mwnqDidelphodon possedeva una corporatura molto più simile ad una mwnglontra con il cranio simile a quello di un mwnwdiavolo della Tasmania. Uno studio approfondito condotto dai paleontologi Kraig Derstler, Greg Wilson, mwoaRobert Bakker, Ray Vodden e Mike Triebold ha descritto il nuovo esemplare preparandolo per essere esposto al Rocky Mountain Dinosaur Resource Center.cite-ref-rmdrc-2-1[2]
Scoperta e classificazione
Al momento, sono tre le specie note ritenute valide: mwrgD. vorax, mwrwD. padanicus e mwsaD. coyi.cite-ref-kjccl-3-1[3] Nel 2001 venne rinvenuto un esemplare presso Harding County, in mwtqDakota del Sud.cite-ref-rmdrc-2-2[2] La presenza di questo animale è stata documentata anche nella mwugFormazione Hell Creek in mwuwMontana, nella Formazione Lance in mwvaWyoming e nella Formazione Scollard in mwvqAlberta, dove rappresenta il genere di mammifero più abbondante.cite-ref-kjccl-3-2[3]
Il mwwwDidelphodon è un mwxamammifero mwxqmarsupiale stagodontide, affine ai generi mwxgmwxwEodelphis e mwyaPariadens. Il genere sembra essere strettamente correlato al genere mwygEodelphis e in particolare modo alla specie mwywE. cutleri; mentre mwzaPariadens sembra essere più primitivo rispetto sia ad mwzqEodelphis sia a mwzgDidelphodon, ed è probabilmente un mwzwmwaasister genus del gruppo. mwaqDidelphimorphia è un mwagordine creato nel 1872, da Gill. In precedenza, nel 1821, lo studioso Gray creò la mwawsuperfamiglia mwbaDidelphoidea che comprendeva le famiglie di mwbqAlphadontidae, Pediomyidae, Peradectidae e Stagodontidae, che unisce il mwbgDidelphodon con molti altri generi.cite-ref-kjccl-3-3[3]
Uno studio del mwda2006, condotto sugli stagodontidi, mwdqDidelphodon ed mwdgEodelphis, ha evidenziato nuove caratteristiche che non accomunano alcuni mwdwgeneri a questa famiglia. Ad esempio, mweaPariadens, che originariamente era stato classificato come appartenente alla famiglia degli stagodontidi, oggi ne è stato escluso poiché alla specie tipo mwegP. kirklandi manca una delle caratteristiche fondamentali per far parte della famiglia, quindi è stato classificato come un mwewMarsupialia di mwfamwfqincertae sedis. Un'altra specie, mwfg"P." mckennai manca addirittura di alcune caratteristiche dei marsupiali stessi ed è probabilmente da classificare come un mwfwTheria mwgamwgqincertae sedis. Un'altra stagodontide storico, mwggBoreodon, oggi è considerato un mwhamwhqnomen dubium. Un altro classico stagodontide, mwhgDelphodon, oggi è considerato un probabile mwiasinonimo di mwiqPediomys o di mwiwmwjaAlphadon.cite-ref-fn2006-1-1[1]
Paleoecologia
Le evidenze fossili suggeriscono che mwkwDidelphodon doveva essere un piccolo predatore acquatico, che occupava una nicchia ecologica molto simile a quella delle odierne mwlalontre. La forma sinuosa e allungata del corpo simile quella delle lontre e le sue forti mascelle, suggeriscono che mwlqDidelphodon doveva nutrirsi di mwlgmolluschi mwlwacquatici dal mwmaguscio duro. Probabilmente, questo animale aveva una dieta mwmqonnivora, integrando nella sua dieta mwmgmolluschi, mwmwuova di mwnadinosauro, piccoli vertebrati e piante.cite-ref-rmdrc-2-3[2] La forma sinuosa e allungata del corpo analoga a quelle delle mwoqlontre marine, implica uno stile di vita prevalentemente acquatico.cite-ref-fn2006-1-2[1] cite-ref-kjccl-3-4[3]
Nella cultura di massa
• mwrqDidelphodon compare per la prima volta nel documentario mwrgNel mondo dei dinosauri. Qui un esemplare viene ucciso da una femmina di mwrwmwsaTyrannosaurus che difendeva il nido. Riappare in seguito mentre due esemplari si azzuffano per lo stesso nido. Alla fine dell'episodio se ne vede uno che si nutre della carcassa di un giovane mwsqmwsgTorosaurus, evidenziando il fatto che i mammiferi sopravviveranno all'mwswestinzione di massa che sterminerà i mwtadinosauri.
• Compare anche nella serie britannica mwtgPrimeval.
In entrambe le sue apparizioni però mwuaDidelphodon viene illustrato come simile ad un mwuqtasso, a causa degli scarsi reperti fossili dell'epoca.
Note
cite-note-fn2006-11. ↑ mwxaR.C. Fox e B.G. Naylor, mwxqmwxgStagodontid marsupials from the Late Cretaceous of Canada and their systematic and functional implications (mwxwmwyaPDF), in mwyqActa Palaeontologica Polonica, vol.mwyw 51, n.mwza 6, 2006, pp.mwzq 13-36.
cite-note-rmdrc-22. ↑ mw1wmw2amw2qmw2gmw2wDidelphodon voraxmw3a, su mw3qrmdrc.com, Rocky Mountain Dinosaur Resource Center, 7 dicembre 2010 mw3g(archiviato dall'mw3wurl originale il 12 dicembre 2013).
cite-note-kjccl-33. ↑ mw6wZ. Kielan-Jaworowska, R.L. Cifelli, R Cifelli e Z.X. Luo, mw7amw7qMammals from the Age of Dinosaurs: Origins, Evolution and Structure, New York, Columbia University Press, 2004, pp.mw7g 441-462.
Bibliografia
• Clemens, W. A., Jr. (1979). Marsupialia. Mesozoic mammals: the first two-thirds of mammalian history. J. A. Lilligraven, Kielan-Jaworowska and W. A. Clemens, Jr. Berkeley, University of California Press: 192-220.
• Cifelli, R. L., Z.-X. Luo, et al. (2004). Mammals from the Age of Dinosaurs: Origins, Evolution and Structure. New York, Columbia University Press.
• Wilson, G.P.; Ekdale, E.G.; Hoganson, J.W.; Calede, J.J.; Linden, A.V., mw9aA large carnivorous mammal from the Late Cretaceous and the North American origin of marsupials, in mw9qNature Communications, vol. 7, 2016.
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Collegamenti esterni
• mw-gBBC Online: Science & Nature: Prehistoric Life, su bbc.co.uk. URL consultato il 30 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2005).